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Il primo incontro con "Stella" (2024) di Stella Mastrantonio e Rosanna Menduni De Rossi: quando immaginarsi sorelle diventa un sodalizio tra realtà e finzione

È il 1966 quando il duo di flâneurs composto da Agnès Varda e Pier Paolo Pasolini si interroga - camera in mano - sulla natura ibrida del cinema di poesia. Mentre Agnès segue Pier Paolo per le strade di una New York affollata, in 16mm, quest'ultimo risponde alle sue curiosità, entrambi si domandano, al loro primo incontro, quale sia la relazione tra il cinema e la realtà.

Sessant'anni più tardi il cortometraggio di Stella Mastrantonio e Rosanna Menduni De Rossi segue lo stesso appiglio sperimentale, cimentandosi in un'intima ricerca, per suoni e per immagini, finalizzata a ricreare il microcosmo di un legame mai nato e dunque impossibile da distruggere.

Stella
Stella Mastrantonio in Stella (2024)

In Stella (2024) il rapporto delle due protagoniste col tutto diviene dialogo che sboccia attraverso il supporto di registrazione e, grazie alla videocamera poco utilizzata fino a quel momento da una delle due sorelle, resta fragile e fugace come la sua delicata testimonianza. Desirée inquadra Stella prima che le due inizino a riprendersi vicendevolmente, lasciando che lo spettatore assista in prima persona all’incertezza di chi si confronta con colei che si è incontrata per la prima volta.

Desiderosa di ricostruire in forma di immaginario documentario quel che potrebbe accadere durante il primo incontro tra due persone unite da un tutto incompiuto, la ricerca delle due interpreti, sceneggiatrici e registe sceglie di passare dall'interno, di farsi passaggio tra la voce e il vissuto delle due abitanti della stessa pellicola.


Stella (2024) è anche la storia a ritroso di un’addio immaginato, del tentativo di rimanere in un terreno ibrido e di non definire un legame, come quello tra le due sorelle, o tra realtà e finzione, che semplicemente non si può spezzare poiché non è mai esistito. C'è infatti qualcosa di inscindibile tra loro, un'ibridità sconosciuta che in questo caso viene preservata dall'esperienza documentata delle due protagoniste, da un'indissolubile quanto indefinibile puzzle del passato, nonché dal suo filmico contenitore, quello dell'opera d'arte.

Eppure, nel documentare le reazioni l'una dell'altra, del conoscersi, non senza indugi, attraverso la stessa camera, entrambe, nel loro pudore, utilizzano quest'ultima come lente e prolungamento del loro sentire, ed è in questo modo che tra le due sorelle può crearsi il loro vero primo ricordo condiviso. Un riflesso di se stessa nell'altra, di un voler esserci senza invasioni o definizioni, che parla d'entrambe e «va cristallizzato», lasciato profondamente intatto nella sua imperfezione.

Stella (2024)
Rosanna Menduni de Rossi in Stella (2024)

Lo scambio reciproco con la camera a mano libera avviene per Desirée e Stella nella manifesta timidità di una e nella fermezza dell'altra, in un connubio che resta per entrambe sinonimo di emotività e che sconfina in un ecosistema naturale vicino rendendo anche visivamente le due parti mutuabili, come due ombre.

Stella (2024)
Stella Mastrantonio e Rosanna Menduni de Rossi in Stella (2024)

L'incontro tra le due sorelle in età adulta diviene così da iniziale ostacolo per entrambe a teatro di intime confessioni, in cui le protagoniste possano trovarsi nel loro interagire, per la prima volta insieme, come due bambine delle elementari.

Ti puoi rintanare in questo rapporto fresco, senza sensi di colpa.

La curiosità che anima il cortometraggio presentato lo scorso anno al RIFF (Rome Independent Film Festival) conserva ancora oggi, nel suo progetto finito, parte integrante del processo creativo dell'opera, in simbiosi con l'andamento di un lavoro di montaggio che - grazie alle intuizioni di Simone Spampinato - concede nel tempo del raccolto lo giusto spazio al respiro della memoria, al ricordo di Desirée che si fa strada nel presente, seguendo, dalla prima e all'ultima volta che ha incontrato sua sorella maggiore, gli sprazzi di luce incamerati nella visione.

Stella (2024)
Stella (2024) dir. Stella Mastrantonio, Rosanna Menduni de Rossi - 9'

Il dubbio e la naturalezza che sopravvivono anche nelle inquadrature in Stella sono figlie della medesima intenzione, della paura - in scena - di due figlie consanguinee di irrompere nella vita dell'altra dopo aver vissuto a lungo lontane, e - in fase di tessitura, ex post - di voler continuare a supporre insieme quanto possa costare un'intrusione, quanto sia complesso sostenere lo sguardo di una persona sconosciuta, per quanto poi intima e inestimabile possa divenire un'intervista.

Roma (RM), Italia

Progetto artistico critico letterario No profit a cura di Giada Ciliberto 

Giornalista Pubblicista 

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