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Invito alla solidarietà attiva con La gazza ladra (2024) di Robert Guédiguian

Il 18 aprile 2025 il regista francese Robert Guédinguian si confronta con il pubblico del Cinema Nuovo Sacher a Roma a proposito de La gazza ladra (La pie voleuse). Il suo ultimo film, omonimo rossiniano, dapprima presentato alla Festa del Cinema di Roma nel 2024 e ora disponibile per la visione in molte sale italiane.


In compagnia di Nanni Moretti e della protagonista del film (l'attrice Ariane Ascaride), Robert Guédiguian racconta agli spettatori in sala quale sia la sua idea di teatro, presentandola - per l'occasione - sotto forma di invito.

Un invito alla solidarietà attiva, spiega Robert. A raccontare delle storie che siano les plus simples possibles.

O, ancora, a Un teatro per raccontare il mondo, anche in piccoli posti come Marsiglia.

La gazza ladra
La gazza ladra al Nuovo Sacher

Robert Guédiguian: Credo che oggi ci sia una grande difficoltà a raccontare delle storie. Non so perché ma oggi credo che l’informazione si sia sostituita e abbia il sopravvento rispetto alla narrazione e questa secondo me è una cosa che mi preoccupa parecchio, perché la narrazione sicuramente racconta molto meglio il mondo e quello che siamo.

L’informazione è fattuale, è precisa, può raccontare una cosa, ma non è meno potente della narrazione, perché la narrazione è l’unica che ti può raccontare che in fondo al mondo siamo tutti collegati, che è capace di mettere in luce questi collegamenti fra tutti noi e quindi il fatto che l’informazione abbia preso il sopravvento sulla narrazione mi inquieta un pochino.

 

Nanni Moretti: Prima abbiamo parlato dell’Estaque, il quartiere di Marsiglia. Ecco, anche gli attori e le attrici sono quasi sempre gli stessi. Volevo che ci parlassi di questa compagnia che avete da tanti anni con cui realizzate i film.

 

Ariane Ascaride: Diciamo che inizialmente è stato un po’ il caso e la mancanza di fondi a far sì che lavorassimo in questa maniera. Nel primo film di Robert c’erano i suoi amici, che erano i suoi amici, del suo quartiere, e io, che ci tengo a dire, venivo da un altro quartiere, non era lo stesso. E abbiamo cominciato a lavorare in questa maniera e io credo che Robert abbia questa capacità di riunire le persone. Noi, come forse avete notato, siamo tutti più o meno della stessa età e lui ha questa grande capacità, di raccontare una storia coinvolgendo noi, e permettendoci, a ognuno di noi, di raccontare la stessa storia ma dal nostro punto di vista, dal punto di vista che abbiamo noi sul mondo. Ed è così che lavoriamo e stando insieme, pensiamo, discutiamo e raccontiamo, potendo appunto mettere a disposizione del film quello che è il nostro punto di vista e la nostra visione del mondo.

 

Nanni Moretti: Volevo chiederti, si tira un respiro di sollievo vedendo il vostro film, perché non ci sono personaggi negativi. Sono tutti buoni, che è una cosa strapositiva. Volevo che ci parlassi di questo aspetto.

 

Robert Guédiguian: Sì, hai ragione. Però credo, appunto, almeno a mio avviso, nel miei film, per me il male deve essere sempre un po’ fuori campo, non viene mai ripreso, non è mai preso dalla macchina da presa. Secondo me bisogna filmare solo il bene e solo la bellezza. Naturalmente i personaggi hanno i loro lati negativi, non è che sono perfetti. Però, diciamo, sappiamo che il male assoluto c’è, però per me non va ripreso. Nel momento in cui lo riprendi e lo metti davanti alla macchina da presa forse poi invece lo trasformi anche in qualcosa di positivo. Quindi diciamo che secondo me è no. Il rapporto con l’immagine quando cerchi di dipingere il male poi perde questa sua caratteristica di male assoluto. Poi so benissimo che il male è parte integrante dell’essere umano, di questo mondo, ma io preferisco non farlo vedere sul film.  

 

Nanni Moretti: Per questo dicevo si tira un respiro di sollievo. E un’ultima cosa prima di passare la parola al pubblico. Victor Hugo è molto importante per questo film e per il tuo cinema. Dicci perché.


Robert Guédiguian: A mio avviso I Miserabili è il più bel libro mai scritto al mondo. Perché, appunto, questa esaltazione, il Romanticismo e la potenza della scrittura di Victor Hugo sono insuperabili per me ed è folle il fatto che una frase su due sia diventata una citazione. È proprio una cosa che non succede ad altri. I Miserabili è un’ode all’umanità ed è anche il primo libro serio che ho letto da ragazzino, perché fino a una certa età avevo letto Tarzan o altre storia. Per carità niente nulla contro Tarzan, libri meno seri. Però poi ho letto I Miserabili e sono rimasto colpito ed è un libro sul quale torno in continuazione. Anche tre giorni fa l’ho riletto, nel senso è un qualcosa che fa parte della mia vita e veramente racconta la bellezza del mondo. E come ti dicevo prima, anch’io che voglio filmare soltanto le cose belle, anche questo racconta la bellezza dell’umanità.

 

Nanni Moretti: Se ci sono persone che vogliono fare delle domande.

 

Spettatrice: Come ha scelto il bambino e se è davvero così bravo.

 

Robert Guédiguian: Sì, è lui che suona il pianoforte. Abbiamo cominciato il casting cercando un bambino che sapesse suonare e che avesse quella fisicità particolare, perché appunto è un bambino molto particolare e abbiamo cercato quello e il risultato è quello che avete visto. È un ragazzino incredibile, sorprendente.

 

Spettatore: Una parola sul valore della musica, come elemento di liberazione e di realizzazione e anche in fondo dell’amore con tutte le sue contraddizioni e difficoltà.

 

Robert Guédiguian: Sì, avendo scelto il pianoforte come passione del ragazzino del film sicuramente questo ha fatto sì che tutto il film lavorasse, quindi funzionasse, proprio su quella che è la potenza evocativa della musica.

Per me la musica è la più grande delle arti proprio perché evoca tutto senza dire direttamente. Permette di evocare, è significante nel senso universale. Non dice, ma evoca. E per questo ha un potere universale. È questo era utile per poter lavorare bene e raccontare tutte quelle che sono le situazioni e i rapporti tra i personaggi e la bellezza, tutto questo attraverso la musica.

Avremmo potuto scegliere un’altra forma d’arte, ma magari con la poesia sarebbe stato più complicato, proprio perché la potenza evocativa della musica è unica.

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Roma (RM), Italia

Progetto artistico critico letterario No profit a cura di Giada Ciliberto 

Giornalista Pubblicista 

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