5 punti di vista di un'intima ricerca: Filmucci accoglie al Greenwich i nuovi cortometraggi di Mara Crisci, Roberto Avolio - Rossella Logiurato, Brando Pacitto, Tommaso Paris e Mattia Cirilli
- 20 dic 2025
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Nella quarta serata di Filmucci - Piccoli film sul grande schermo - il Collettivo cinematografico indipendente Chuormo, con sede a Testaccio, ha ospitato cinque nuovi cortometraggi al Cinema Greenwich, aprendo al confronto con gli autori e il pubblico in sala e ribadendo l’importanza di quel che ha reso possibile nel 2025 l'innescarsi di questa indispensabile scintilla.

Come si ribadisce in chiusura, ad ogni appuntamento in sala con Filmucci:
Non c’è atto più politico che proiettare dei cortometraggi al cinema.
Un atto coraggioso che parte dal basso e che contribuisce al rinnovarsi di un'atmosfera che si respira prima e dopo la sala. Un ambiente che si ricrea di volta in volta e che suggerisce un’apertura costante. Invece che una chiusura in se stessi, quell’invito rivolto al conforto e al dialogo con autori indipendenti, abbraccia la conoscenza di nuove realtà e arricchisce quel che ha animato sin dalle primissime serata la sede del Collettivo grazie anche ad altre iniziative come quella di ogni venerdì Chez Chuormo.
Avanti tutta! Continua a essere l'invito del Chuormo in una contaminazione a bandiere spiegate verso una libertà utopica, creativa e produttiva che il cinema più prossimo a Noi forse, fino a poco tempo fa, avrebbe potuto soltanto immaginare.
Nell’incontro moderato da Nicholas N. Turchi viene rinnovato a ogni proiezione l’invito a partecipare alla visione di ciascun cortometraggio in modo diverso, e a riflettere, in questo appuntamento del 17 dicembre scorso, da un nuovo punto di vista focalizzandosi stavolta sul tema dell’Intimità.

La regista Mara Crisci ha presentato Bimba Mia, un piccolo film che accoglie gli spettatori di Filmucci in un habitat dapprima ovattato. Addentrandosi nel timbro universale e fuori fuoco tipico di un ricordo d'infanzia che conserva tutta la morbidezza di un gesto di premura di una madre per una figlia, l'autrice lo altera poi con la messa in scena dell'assenza di respiro. Il vuoto provocato da una perdita e dalla difficoltà di confrontarsi con essa. Tale complessità non viene però lasciata da sola nel film e resta ben lontana da luoghi comuni, venendo accompagnata invece da un altro alto grado d'intimità, come quello che può rivelarsi nel tempo da una profonda amicizia.
Questa simbiosi, restituita agli spettatori in chiave di silenzio in reciproco ascolto, si rivela sulle corde del documentario, per la sua attinenza con la realtà oltre lo schermo, e diventa infine esperienza cinematografica grazie anche all'approccio scelto dalla regista per poter intraprendere un intenso lavoro attoriale con le due protagoniste in vista delle riprese. Non c'è dunque recitazione nel cortometraggio di Bimba Mia, solo puro sentire.

Il secondo piccolo film indipendente della serata è J.D.M. TWENTYSEVEN di Roberto Avolio e Rossella Logiurato. L'opera filmica si presenta agli spettatori come una labirintica dedica da parte dei registi alla loro passione per Jim Morrison (1943-1971). Il poeta, lontano dai Doors, è rappresentato in proiezione come essere umano, al di là del mito e oltre la sua stessa musica. Ricostruendo il puzzle della sua esperienza personale nell'ascolto dei brani del cantautore statunitense e della problematicità della sua vita, la lente personale di Rossella Logiurato emerge e sorprende nella resa in sala, poiché decostruisce e ricostruisce con minuzia e ardore una figura dell’immaginario collettivo, allontanandola (forse per la prima volta) da tutto ciò che c’è di più conosciuto sull'artista per entrare invece in una parentesi d'intimità dei suoi ultimi giorni di vita. Tale paradosso onirico, sbilanciandosi di volta in volta tra le camere di un albergo parigino dove Morrison alloggiò con Pam agli albori degli anni Settanta, poggia alternativamente su angoscia e timore, facendo perdere l'equilibrio anche allo spettatore attraverso l'utilizzo del dialogo, quasi come se ci si potesse ritrovare all'improvviso in un'inedita scena di Mulholland Drive (D. Lynch; 2001).

Il terzo piccolo film per Filmucci 4 è Tutti i fiori nel tempo si piegano al sole di Brando Pacitto. A partire da una locandina intrisa di una vena surrealista e figlia dell'elaborato desiderio filmico di rapportarsi con un sentire personale, il regista indipendente propone agli spettatori in sala un possibile riflesso dell'intimità di coppia appena inaridito dall'incomunicabilità. L'ingresso ravvicinato dei soggetti solitari di fronte alla camera esprime già inizialmente la contraddizione della loro lontananza. La percezione di solitudine in cui sono inquadrati i protagonisti aumenta grazie alla scelta del fish-eye, per arrivare a deteriorare poi la reciproca intenzione anche dei loro gesti e dei loro discorsi. Le parole pronunciate dai protagonisti, inquadrati a equa distanza e con le spalle alla luce solare, sembrano provenire dalla lettura di una sceneggiatura volontariamente senza interpretazione, dando l'impressione agli spettatori di essere con loro all'interno di un appartamento-ampolla, in uno stato di costante apnea, come potrebbe accadere a due esseri umani precipitati in un acquario.
L'utilizzo alternato del bianco e nero sembra donare infine un ulteriore senso di straniamento allo spettatore che si ritrova in una situazione di sempre più intensa discordanza tra le due parti. La preferenza delle inquadrature fisse finisce invece per mostrare gli interni con un solo ingresso di Sole, dando costantemente l'impressione di vedere i due personaggi abitare come fiori bianchi senza speranza una convincente rielaborazione personale di dipinti hopperiani, da Nighthawks (1942) a Morning Sun (1952).

La quarta opera in sala al Greenwich per Filmucci è un documentario, Il pericolo che salva di Tommaso Paris. Il piccolo film rielabora un'esperienza personale vissuta in presa diretta dal suo regista in Marocco e poi esaudita nel processo di scrittura in fase di montaggio dopo il suo ritorno. Questa scelta a posteriori ha permesso al suo autore di conservare intatta la memoria del viaggio e di preservarla per un suo ritorno in chiave filosofico-riflessiva sul confine che unisce in intimità Natura e Uomo.
Binomi come libertà ed estetismo, vita e morte, disperazione e rinascita, si sovrascrivono nel film per rappresentare il tutto attraverso la spirale ereditata da un viaggio che potrebbe anche non esaudirsi del tutto in un solo cortometraggio.
Con una volontà di lasciare altre porte socchiuse al pensiero, il film realizzato a basso budjet si apre con una citazione di Friedrich Hölderlin, mostrando come a partire da incisioni rupestri nella rappresentazione dell'animale ci sia sempre stata alla base una malleabile e soverchiante immagine dell'Uomo. L'intimità di un silenzio raccolto, che in questo caso è di colui che filma, apre lo sguardo a abitati panorami desertici incontaminati che scelgono il dialogo con la sovrastante presenza di austeri scarti dell'essere umano sotto forma di rifiuti guidati da una voice over come nuova esortazione alla sopravvivenza.

Il quinto cortometraggio per Filmucci sul grande schermo è By Sex di Mattia Cirilli. L'idea di avere a che fare con una versione distorta della nozione di intimità si insinua ben presto nella mente dello spettatore che si ritrova a essere come incastrato nella quotidianità di una giovane coppia.
L'ingresso di un terzo personaggio in azione, che affianca il primo maschio alpha della storia in qualità di suo migliore amico, permette di raddoppiare la percezione del conflitto, innescando un'ulteriore problematica variazione a una dinamica già inquadrata come tossica e ripetitiva, ma che stavolta viene sempre più acutamente analizzata e infine smascherata come vittima di se stessa.
La realizzazione del piccolo film si affida molto alla sceneggiatura che, nel mettere con naturalezza in bocca ai personaggi maschili espressioni intrise di egoismo e sessismo, non lascia sottinteso l'elemento essenziale di conflitto rendendolo potenzialmente riconoscibile perfino al suo stesso riflesso.

Scegliere di mostrare senza filtri i tratti di una mascolinità tossica, per metterla a nudo fino al suo limite e infine decostruirla, sposta l'attenzione sulla sopravvissuta a tali forme di violenza, la quale riesce a chiudere l'opera filmica in una chiave funzionale di dissacrante (e necessaria) sublimazione.



Sguardo magico 🪐🌻