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La libertà dell’attore per Sante Mitraglia: dal cliché cinematografico a "paesaggi che interessino a pochi"

Esplorare la libertà dell'attore con le sue contraddizioni per scindere quest'ultima dall'assegnazione di un ruolo prestabilito, da una scelta da parte di terzi che rischia di trasformarsi in un indesiderato cliché. A riflettere su questa utopica possibilità è Sante Mitraglia, il protagonista dell'omonimo cortometraggio diretto da Luca La Piana e Manfredi Russo e scritto in collaborazione con Daniela Gambino.

sante mitraglia
Sante Mitraglia (2025)

Dopo la selezione al Festival Internazionale del Cinema di Pompei e la ricezione del Premio Massimo Jaboni come Migliore Cortometraggio, Sante Mitraglia (2025) diventa ospite della rassegna cinematografica d'ispirazione anni Novanta Cinemalbar, il cui ultimo appuntamento si è tenuto lo scorso 3 giugno presso il Caffé Letterario di Roma.


Sante è un attore di commedie nere, è all'apice del suo successo e il punto di forza dei suoi personaggi è quello di premere ripetutamente il grilletto, dare sfogo alla sua freddezza e accompagnarla con un'onomatopea pronta a divenire un tormentone.

Dopo aver concluso il suo ultimo lavoro, l'attore resta in attesa di confermare la sua prossima performance. Leggendo la sceneggiatura, Sante apprende che si tratterà dell'ennesima partecipazione a una commedia sulla lotta contro il crimine e di cui egli ne porta ormai le vivide sembianze.

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Manfredi Russo in Sante Mitraglia

Confrontandosi con il suo agente per discutere del ruolo, Sante si trova anche di fronte al cuore del proprio successo, iniziando a percepire però quest'ultimo come l'imbocco di un vicolo cieco. Comincia qui il momento decisivo per Sante, nel quale l'attore sente di esprimere una volta per tutte i suoi dubbi sul ruolo più volte dissimulato e affidatogli, confidandoli a se stesso come allo spettatore.

Sante Mitraglia non nasce per caso - spiega Manfredi Russo - è stata più che altro una visione... L’essere ingabbiati in determinati ruoli può creare degli impasse, dei cliché, e Sante rappresenta quegli attori che vengono etichettati, catalogati, e che poi molto spesso non riescono a uscirne. Tutti attori che potrebbero esprimere molto una volta fuori da quei cliché. A questo proposito ho immaginato quindi un personaggio che è tutto il contrario di quello che sembra…

Approcciandosi infine per la prima volta con il retroscena dell'immobilità di alcuni ruoli, Sante elabora tra sé e sé un'invettiva, una promessa di redenzione per i rappresentanti di determinate convenzioni sociali, e accetta di farsi capro espiatorio al fine di conseguire un universale e simbolico riscatto.

SANTE - Così mi avete voluto.

Lo spettatore assiste al riscaldamento dell'attore prima di salire sul palco. Al silenzio del pubblico che sfocia in giudizio e rifiuto di fronte all'esitazione dell'attore nel portare in scena la sua solita performance. Difatti, prima di abitare nuovamente il suo alter-ego, Sante respira, dubita, si chiede disilluso come sia possibile che non ci sia “Nulla che trascenda”. Si interroga al fine di poter cambiare le cose, di tendere non più a un “capolavoro”, così tinteggiato dall’agente, ma a una poetica che non ignori i propri stati interiori, come a uno stile, che arrivi come una brezza, come il frutto spontaneo del proprio lavoro.

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Sante Mitraglia (2025)

Sante torna in scena con il suo pseudonimo, ma ora lo spettatore sa del paradosso, che Sante preferirebbe il rischio di essere nessuno piuttosto che mortificarsi nella caratterizzazione, nel successo di un "cattivo" già deciso.

Roma (RM), Italia

Progetto artistico critico letterario No profit a cura di Giada Ciliberto 

Giornalista Pubblicista 

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